Quanto tempo rimangono gli ospiti in hotel? La risposta a questa domanda può fornire indicazioni importanti sulle performance della struttura. La length of stay indica la durata del soggiorno di un ospite, espressa in numero di notti. Analizzarla permette di comprendere meglio il comportamento della clientela. Inoltre, aiuta a definire strategie tariffarie e di revenue management più efficaci.
Non conta, infatti, soltanto quante camere vengono vendute. È importante capire anche per quanto tempo vengono occupate e con quale valore per la struttura.
Length of stay: cosa significa in hotel
La length of stay rappresenta il numero di notti comprese in una singola prenotazione.
Un soggiorno dal lunedì al giovedì, ad esempio, ha una durata di tre notti. Il dato può sembrare semplice, ma diventa particolarmente utile quando viene analizzato insieme ad altri KPI alberghieri.
La durata dei soggiorni può variare in base a diversi fattori. Tra questi troviamo la stagionalità, il segmento di clientela, il giorno della settimana e il canale di prenotazione. Anche eventi e festività possono incidere.
Conoscere questi comportamenti aiuta l’hotel a gestire meglio disponibilità e tariffe. Permette inoltre di individuare periodi nei quali prediligere soggiorni più lunghi o, al contrario, mantenere maggiore flessibilità.
Average length of stay: come si calcola
Per avere una visione complessiva della durata dei soggiorni viene utilizzata l’average length of stay, spesso abbreviata in ALOS.
Questo indicatore esprime il numero medio di notti trascorse dagli ospiti nella struttura durante un determinato periodo.
Il calcolo è semplice:
Numero totale di notti vendute / numero totale di soggiorni
Se un hotel registra 600 notti distribuite su 200 soggiorni, ad esempio, l’average length of stay è pari a 3 notti.
L’average length of stay hotel può essere analizzata su base giornaliera, settimanale, mensile o annuale. Tuttavia, il valore medio diventa ancora più interessante quando viene segmentato.
Un hotel può confrontare la durata media dei soggiorni per tipologia di cliente, tariffa, periodo, canale o mercato di provenienza. In questo modo, il dato può mettere in evidenza comportamenti che una semplice media generale non mostrerebbe.
Length of stay e strategie tariffarie
La durata del soggiorno può diventare una vera e propria leva di revenue management.
Le strategie tariffarie possono infatti essere costruite anche in funzione del numero di notti prenotate. L’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra occupazione, disponibilità e redditività.
In periodi di domanda elevata, ad esempio, può essere conveniente privilegiare prenotazioni che occupano la camera per più notti consecutive. In altri momenti, invece, una maggiore flessibilità può aiutare a riempire le camere ancora disponibili.
L’hotel può quindi intervenire attraverso diverse strategie:
- applicare restrizioni sulla durata minima in determinati periodi;
- creare offerte dedicate ai soggiorni più lunghi;
- differenziare le condizioni in base ai giorni della settimana;
- analizzare la durata dei soggiorni per segmento o canale;
- modificare tariffe e restrizioni in base alla domanda prevista.
Queste decisioni non dovrebbero però essere applicate in modo statico. Devono essere adattate all’andamento delle prenotazioni, allo storico e alle previsioni della struttura.
Minimum length of stay: quando utilizzare il soggiorno minimo
Tra le strategie legate alla durata del soggiorno troviamo il minimum length of stay, spesso indicato anche come minimum stay. Si tratta di una restrizione che stabilisce il numero minimo di notti prenotabili in uno specifico periodo.
Un hotel potrebbe, ad esempio, richiedere almeno tre notti durante un ponte festivo. Un resort potrebbe invece applicare soggiorni minimi più lunghi durante l’alta stagione.
Questa strategia può aiutare a limitare i vuoti tra una prenotazione e l’altra. Inoltre, permette di proteggere la disponibilità nei periodi caratterizzati da una domanda elevata. L’utilizzo della restrizione deve però essere valutato con attenzione: un minimum length of stay troppo rigido può infatti escludere una parte della domanda potenziale.
Per approfondire il funzionamento di questa strategia puoi leggere anche il nostro articolo dedicato al minimum stay in hotel, con esempi e applicazioni nel revenue management.
Dalla length of stay ai dati: il ruolo della Business Intelligence
Sapere che la durata media del soggiorno è di tre notti è utile. Capire quando, come e per quali clienti cambia questo valore lo è ancora di più.
È qui che entra in gioco la Business Intelligence.
La BI permette di aggregare i dati provenienti dal PMS e trasformarli in dashboard e informazioni più semplici da interpretare. Hotel Selfie di Serenissima Informatica, ad esempio, si integra con il PMS e organizza i dati dell’hotel in dashboard interattive facilmente filtrabili e personalizzabili.
La durata del soggiorno può essere osservata insieme a elementi come:
- occupazione e periodo di soggiorno;
- segmenti e canali di vendita;
- andamento storico e prenotazioni future;
- ADR e ricavi;
- tipologia di camera;
- stagionalità e trend di prenotazione.
Il valore della BI non consiste quindi soltanto nel visualizzare un KPI. Permette di mettere in relazione più informazioni e individuare pattern utili alle decisioni.
L’analisi dei dati storici, dell’occupazione e dei trend di prenotazione può inoltre supportare il forecasting. Queste informazioni aiutano a prendere decisioni più consapevoli su pricing e restrizioni.
Length of stay: conoscere la durata per migliorare il revenue
La durata del soggiorno non è soltanto un dato statistico. Se analizzata nel giusto contesto, può diventare un indicatore utile per orientare le strategie dell’hotel.
Monitorare la length of stay e la sua evoluzione permette di conoscere meglio la domanda. Aiuta inoltre a capire quali segmenti generano soggiorni più lunghi e in quali periodi.
L’integrazione tra PMS e Business Intelligence rende questa analisi ancora più efficace. I dati possono essere letti insieme a occupazione, ADR, ricavi e altri KPI della struttura.
In questo modo, l’hotel può costruire strategie tariffarie più consapevoli e adattare le proprie decisioni all’andamento reale della domanda.
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